laziamarella chiude qui. augurando a tutti un sereno proseguimento, affettuasamente raccomanda di lasciare che i morti seppelliscano i morti.
(Source: anarchaia)
diario di una crisi
quando sei quella che alle 11 e mezza di sera si stacca scattosa dal gruppetto italo non pervenuto, per scendere a dirgliene quattro e poi torna su a dare una mossa, perché la metro ha ricominciato a funzionare da un quarto d’ora.
quella della fila con lo smalto rosso e gli occhi inietttati di sangue che minaccia di chiamare i carabinieri se non cacciano fuori la raccomandata che “al momèdo non sabbiamo ndò sctà, ma ppoi gliello communnicchiamo per cellularrre”.
quella che da sola si è caricatal’expedit 5 piani sulla twingo, e da sola l’ha montata un’antivigilia del 2005.
quando sei quella lì, c’è una cosa, una sola, che ti sega le gambe. quando ti raccontano di come lui, non c’è problema, faccio io una telefonata.
diario di una crisi
potrei dire che quello che mi fa stare male del nuovo posto, è la prospettiva mattutina di una coda compatta e polverosa, di un serpentone incandescente di macchine che da un centro medio grande della brianza penetra, assurdamente, ininterrottamente le stazioni intermedie della provincia più fonda.
o considerare le recriminazioni che dal primo giorno rivolgo in silenzio al dio minore dei precari, come forma difensiva transitoria.
o attardarmi a commiserarmi perché ancora non era passato un mese, e già quella di matematica mi aveva definita la “signora… qui”. quella di italiano “la prof *(e il mio nome di battesimo!). quella di artistica accusata di sfondare il monte fotocopie a disposizione della scuola (della scuola! (à propos, euro 30,00 a mio carico)).
ma no. quello che mi manda in bestia. mi colma la misura e riempie di odio cordiale, è che tra loro, fanno tutta una cumpa compatta. sembra di andare all’oratorio. quando le catechiste e le mamme “attive per la parrocchia”, facevano gruppetto e “non ti guardavano” .
ecco, io ci sto male da morire.




